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শর্টস সৃষ্টি

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Il giorno successivo a un forte stress è un giorno che galleggia nell’aria senza una meta precisa. Sei stanco, ma nello stesso tempo riposato come se avessi dormito per un mese intero, un po’ intontito e senti scivolare tra le dita le sensazioni di un momento intenso. Come ci si sente? Non ricordo più. Tu come sei stata? Ne parliamo mentre chiacchieriamo, camminando verso la spiaggia di Motril. - Non eri spaventata? Questa domanda mi sorprende. A bordo mi sento sveglia, attenta, operativa, agile, infreddolita, a volte annoiata, ma mai spaventata. Forse lo sono sembrata? Il mio compito a bordo è di occuparmi di tutto ciò che non concerne timonare, parliamo quindi di aprire, issare, ammainare e regolare le vele, tenere ordinato il pozzetto e l’ambiente sottocoperta, andare a prua a sistemare eventuali cose, fare video, gestire l’ancora. Un momento di tensione come quello di ieri accende i nostri riflessi e l’adrenalina ci tiene reattivi. In un momento così io penso ai miei compiti perché so che Andre pensa ai suoi, ovvero a governare una barca di 15metri in un mare agitato. Se so quello che faccio e mi fido di lui al timone, perché dovrei spaventarmi? Ne parliamo e ci alleggeriamo entrambi. Parlare (come l’ottimismo) è il profumo della vita ragazzi. #stress #barcaavela #barcavela

andreaecamilla

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SailAcademy: Veleggiata a Venezia su Carnaro XI, Stag 38

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Tiriamo su l’ancora verso le 7:30. La giornata inizia con un piovasco leggero. Superate le gocce del mattino, sale il vento. Un pezzo di Genoa e subito corriamo a 6 nodi. Tutto procede tranquillo. Oggi più che mai il concetto “più vento meno tela” ci permette di condurre una navigazione tranquilla. 30 nodi di bolina, un fazzoletto di Genoa e la velocità di 5,5 nodi ci permette di non sdraiare la barca, anzi di svolgere una navigazione rilassata e serena. Si avvicina il momento dell’ormeggio a le marin. E qui si apre la riflessione del giorno. Ormeggio da quando sono ragazzino, molto prima di prendere la patente. In varie condizioni, dalle più impegnative alle più rilassate. Julia non ha l’elica di prua e questo non ha mai rappresentato un problema nè ne ho mai percepito il desiderio. Oggi mentre ci avviciniamo al porto guardo l’anemometro: 20/24 nodi. Sempre 20/24 nodi. Non scende. Speriamo in un posto barca che abbia vento in poppa, penso. Arriviamo, arriva il gommone che ci indica il posto barca. Completamente al traverso. Vento a 90gradi da sinistra. Qui l’ormeggio si fa di poppa, con corpomorto preso da una boa a prua. Quindi facendo retromarcia per entrare nel posto barca bisogna essere anche precisi nel non prendere la trappa nell’elica (essendo le boe molto ravvicinate). Do retromarcia, la barca prende velocità. Diventa manovrabile con facilità, entro tra le boe. Qui arrivano i 20 soliti nodi al traverso. Ok, bisogna fare in fretta. Cami fissa la prua, io la poppa. Julia è blindata e al sicuro. Anche questa volta danni zero.. Qui veniamo al punto. Non ho mai sbagliato un ormeggio. Non lo dico con arroganza, lo dico con sicurezza (complice il fatto forse di avere sempre una soglia di attenzione molto alta). Eppure ogni volta, ogni nuovo ormeggio è come se fosse il primo. Dimentichi di quella volta in cui avevi 30 nodi al traverso, non 20, e tutto andò bene lo stesso. Dimentichi tutto, la statistica sparisce. Ogni ormeggio è come il primo. Forse è proprio per questo “non prendere le cose sotto gamba” che per fortuna non dobbiamo leccarci le ferite dopo ogni operazione delicata. A.

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