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Korte broek Opprett
Questa mattina abbiamo salutato il luogo che negli ultimi giorni ci ha regalato emozioni ormai incise nel nostro cuore per sempre. Spiagge bianche, acqua cristallina, mante, tartarughe, aragoste, clima mite, persone gentili. Galleggiamo dentro a un sogno. Nella diretta di oggi una persona ci ha chiesto come andasse la nostra “altalena emotiva”. Ci è piaciuta molto come espressione sia perché rivela che nonostante i video e le foto arriva il messaggio che attraversiamo anche noi dei momenti complicati, sia perché la metafora dell’altalena rende bene l’idea di cosa significa vivere sempre sulla cresta dell’onda. Sempre posti pazzeschi, sempre vento che soffia, sempre mete da raggiungere, sempre grati. Ma ogni pendolo deve oscillare anche nella direzione opposta, così noi ci sentiamo affaticati, spesso inadeguati, stressati per il lavoro, in pensiero per i nostri cari. In questi casi si può fare solo una cosa: imparare ad andare a tempo con il pendolo e godersi ogni salita e ogni discesa. Perché in fondo è proprio così che la vita funziona ed è una vana speranza quella di voler vivere sempre in cima all’oscillazione. Questo viaggio ci sta insegnando che in cima a ogni onda oceanica c’è una vista straordinaria e questo basta già. Ps: anche sotto le onde oceaniche vale la pena di guardare comunque… ben che ti va fai due bracciate con le tartarughe 🐢🩵
Siamo a Roseau, Dominica. Visitiamo questo paesino caratteristico e subito ci sentiamo avvolti dalla realtà locale a 360 gradi. Strade asfaltate, palazzi fatiscenti, anziani locali che assomigliano moltissimo a Bob Marley. Una volta ho letto che l’indice di salute di un luogo si misura dalla presenza di cani randagi. Qui è pieno, e guardandoci intorno è facile a trovare corrispondenze con Roseau. Ogni volta che visitiamo una cittadina dei Caraibi ci chiediamo di cosa vivano, se di turismo o di cos’altro. Immaginiamo un livello di povertà elevato (a suggerircelo la spazzatura per la strada, animali randagi, automobili degli anni 90, gli articoli nei negozi,…) e pensiamo a quelle persone nate qui, costrette a tollerare fiotte di turisti con i cappelli di paglia e la pelle bianca come il latte, come compromesso per racimolare qualche dollaro ogni giorno. Li guardo da lontano con curiosità e un po’ di timore. Vorrei dirgli che io sono diversa, che vorrei sentirmi parte di quella comunità per capirla fino in fondo, che vorrei sapere tutto sulla loro vita, tipo fa freddo di notte a luglio? Come funzionano le cose lí? Ci si sposa e si figlia o si figlia e ci si sposa? C’è una società patriarcale? Perché tutti tengono i capelli lunghi? Si beve il caffè in moka? Perché camminano tutti scalzi? Perché perché perché? Ma continuo a camminare, guardando con la coda dell’occhio angoli privati e assolutamente normali, proprio quelli che mi interessano di più. Questo viaggio serve proprio a questo d’altronde. Continuare a camminare. Osservare e camminare. Sperando un giorno o l’altro, di capirci qualcosa. Un po’ come la vita, no? Camilla